Gita a Mirabilandia

Da tempo Gianluca andava cercando qualche coraggioso che lo accompagnasse a Mirabilandia nelle giostre più adrenaliniche. Giunse a me ed io accettai...ma fummo soli...

La mattina del 13 agosto ben si prestava per una tal impresa. Sin dall'inizio si poteva sentire il coraggio puro spandersi fiero e potente nell'aria. Tale coraggio pervase anche Tino il contadino, che rischiò impavido la vita su un crocicchio di rami per rimediare ai danni del temporale di qualche giorno prima, e Franco che insieme agli altri prodi si aggrappò con tutto il suo peso ad una fune per aiutare Tino. Malgrado tutto a nulla servì lo sforzo.

Giungemmo a Mirabilandia. Già dal parcheggio si echeggiavano urla strazianti di persone che volavano a decine di metri dal suolo. Guardando in alto si notavano gambe e scarpe che muovendosi a velocità impressionante descrivevano ampi archi; sembravano volersi staccare dai seggiolini ad ogni curva.


La prima scelta di Gianluca furono le torri.

Bloccati ad un sedile venimmo elevati lentamente ad una quota di 50 m. Durante la salita tutto sembrava rimpicciolirsi e si poteva chiaramente vedere il parcheggio e molto dello spazio circostante fino a diversi chilometri di distanza. La salita lenta lasciava il tempo a ciascuno di noi di porsi la fatidica domanda..."Ma chi cazzo me l'ha fatto fare?" e poi "Ma quando cazzo finisce di salire questo coso?" La salita finì, i sedili si fermarono improvvisamente e per un attimo interminabile il corpo di ciascuno dei malcapitati, per inerzia si staccò dai seggiolini. In quell'attimo l'unica cosa desiderabile era sentire ancora una volta il sedere riappoggiarsi su qualcosa di solido. Il pensiero di cadere da quell'altezza con la vista del vuoto intorno mi provocò una sensazione fortissima. Ero talmente intento ad arginare quella sensazione che non feci attenzione al fatto che era ora di scendere. I nostri sederi non fecero a tempo a riappoggiarsi sul seggiolino che subito il seggiolino volle scappare di nuovo verso il basso a folle velocità. L'imbracatura ci teneva vicini, ma non appoggiati al seggiolino che si muoveva verso il basso prima di noi. Per 2-3 secondi volammo ad una velocità folle con accelerazione superiore a quella di gravità. Urlai forte almeno come Gianluca accanto a me. Rimbalzammo e tutto finì. Una sensazione stupenda...essere ancora vivi.

 

Katun: l'ultima sfida.

Di questa giostra non è possibile darne una descrizione efficace. E' un trenino di seggiolini organizzati in file di 4, agganciati per la parte superiore ad una monorotaia che disegna nell'aria ghirigori pazzeschi. Durante il giro il trenino viaggia a velocità pazzesca, raggiunge in un punto i 104 km/h e in un altro i malcapitati subiscono un'accelerazione di 4g. La paurosità di una giostra si valutava anche dalla coda di persone; noi abbiamo fatto tre giri di seguito perchè all'ingresso non c'era praticamente nessuno e non dovevamo aspettare molto tempo per il giro successivo. Alla fine non riuscivamo più a camminare correttamente. Una libidine, assolutamente da provare.

 

25/08/2001 ore 18:00 non ho più voglia di scrivere, ma le foto sono divertenti... Per qualsiasi aggiunta o osservazione contattate il vostro webmaster di fiducia nella pagina degli appunti se potete altrimenti mandatemi un messaggio via e-mail.