San Zio

Si chiamava Argia e nella sua lunga, ma lunga vita, aveva conosciuto due posti soltanto: la casa dove era cresciuta e San Zio, dove aveva vissuto con il marito Beppe e la sorella Serafina. Di lei si dice che fosse figlia non proprio "regolare" e in quanto tale data in "affidamento "con la promessa di passare a riprenderla. E fu per questa promessa che Argia non si allontanò mai troppo dal posto dove aveva vissuto con la famiglia adottiva e dove mai più nessuno tornò a cercarla. Comunque andarono le cose, crebbe, la più grande di numerosi fratelli, e in giovane età si innamorò. Fu vedova di guerra prima ancora di essere sposata e le regole di allora vollero che si unisse in matrimonio al fratello dello scomparso fidanzato. Non si sa di che amore vissero i due sposi, ma la storia narra di un matrimonio mai consumato, nonostante si favoleggi ancora sulla straordinaria bellezza di lei, poi completamente offuscata dalla vecchiaia, dalla schiena curva, dal naso troppo aquilino e dal fazzoletto legato, che portava sempre calato sulla fronte. Soltanto i suoi occhi erano rimasti giovani: celesti, furbi, indagatori, inquietanti. Nella sua lunga vita, aveva conosciuto diverse generazioni di Lotti e tra questi Michele, da cui era nato Antonio, primo Lotti Margotti e, naturalmente, i cinque margottini. Aveva conosciuto anche le peggiori sorti della casa di San Zio: la guerra, il bombardamento, la successiva ricostruzione. Comunque, per farla breve, al tempo dei cinque pargoletti era già molto, ma molto anziana e viveva in una casa buia, polverosa e umida, trascinando le sue lente giornata seduta accanto a un grande camino, di una stanza ancora più grande con le pareti ormai quasi annerite dal fumo. Governava i polli e parlava con i gatti e alla solita ora preparava qualcosa da mangiare al vecchio Beppe, che consumava i suoi pasti da solo, in silenzio, su un tavolo scuro, nella solita stanza buia. La sorella Serafina era l'anima giovane del trio, più socievole, più solare, più umana. Memoria storica della famiglia, Argia aveva molto da raccontare alla giovane sposa, Ludovica, e ai cinque bambini, che trascorrevano ore e ore ad ascoltarla, tutti seduti attorno al grande camino, gatti del vicinato compresi. Argia parlava, parlava, parlava... Parlava di tempi lontani, di abiti lunghi e antichi fruscii, di eleganti signore e di spensierati signori. Raccontava di giornate luminose, di risate di bambini e di avvenimenti luttuosi. Raccontava, Argia; raccontava di un passato non troppo lontano; raccontava di incontri, di tristi separazioni, di vite, di morti e... di ritorni. E nel silenzio della grande sala, tra le incombenti ombre del pomeriggio ormai inoltrato, di fronte ai rapiti ascoltatori, la grande vecchia raccontava di lunghe notti durante le quali il sonno dei vivi era disturbato da presenze inquiete che giocavano con le coperte e le lenzuola dei giacigli un tempo da loro occupati. E di quella interminabile notte durante la quale, per la prima volta, un misterioso "pio pio" venne a interrompere il suo sonno... Un debole e lontano pigolio, cui si univa sempre un regolare e leggero picchiettio alle imposte della cucina. Argia guardava, cercava invano il pulcino per allungare poi la mano nel buio, fuori della finestra, e sentire le piccole ali sbattere contro le sue dita: ma non c'era mai assolutamente niente da vedere, e quanto erano reali lo sbattere di ali e il pigolio, tanto irreale era il sempre invisibile pulcino. Il fenomeno si ripeté per qualche notte, fino a che non vennero celebrate alcune messe in suffragio di chissà quale defunto e la calma tornò a regnare per un po'. Non smettevano mai di stupirsi i giovani ascoltatori e qualcuno di loro non mancava di guardarsi intorno circospetto, per stringersi più stretto alla mamma o ai più coraggiosi fratelli... Ma anche i più impavidi di loro non sapevano ancora... Sarebbe venuto anche il loro momento! E sarebbe venuto soprattutto per la giovane mamma. Dotata di una sottile percettività, Ludovica fu presto protagonista di inspiegabili episodi, in quella stessa casa dove c'era chi aveva sentito passi sordi per i corridoi durante la notte, lamenti, rumori di cose pesanti cadere. Lei stessa più volte aveva sentito bussare, a notte fonda, alla porta della sua camera; più volte ancora aveva sentito il rumore delle finestre del piano di sotto che si aprivano, per poi trovare tutto assolutamente sigillato. Ma tutta la famiglia aveva avvertito le manifestazioni di scontento della vecchia, e ormai defunta, zia Carlotta, che allo scadere di una sua ricorrenza aveva violentemente percosso il portone di casa. E anche Serafina, una volta lasciato il mondo dei vivi, era voluta tornare una sera a vedere la televisione sulla sua solita seggiolina. Ma possiamo raccontare, anche se si cade quasi nella banalità, di casse dello stereo cadute, di libri spostati, di riviste che si sfogliavano da sole... E ben presto questi fenomeni non ebbero più confini e cominciò a essere frequentata anche la casa di Faenza, dove iniziarono a muoversi le poltrone e ad aprirsi i rubinetti... per non parlare dell'invisibile grillo che viaggiava tra San Zio e Novara. Insomma ! Ormai era fatta ! La dimensione paranormale era entrata nella vita di tutti loro per non uscirne più, così come forse non verrà più a mancare la comprensione del potere della preghiera e l'accettazione del profondo legame che unisce per sempre, e al di là di ogni scansione temporale, i membri di una famiglia che continuano a vivere, sempre, attraverso i loro amati: come un grande regno di angeli custodi. Soltanto dopo che furono pienamente comprese tutte queste cose, la pace e la tranquillità tornarono a regnare nelle case di Lotti e Lotti Margotti.

...Sandra (26-08-2000)